Varie sono le ipotesi avanzate dai diversi studiosi riguardo l’etimologia della parola Dugenta e della sua variante più antica Ducenta. Un’ipotesi da considerarsi fantasiosa è quella espressa da Mons. Pasquale De Rosa (1885-1965), secondo cui Ducenta starebbe per duecento, ossia il numero degli abitanti che ripopolarono il luogo, precedentemente distrutto da un forte terremoto (probabilmente l’autore fa riferimento al terremoto del 1688). Secondo lo storico Gleijeses invece, il toponimo Dugenta deriverebbe da duae gentes, in nome dell’unione avvenuta in questi luoghi tra i Romani e i Sanniti, durante l’espansione romana. G. Aragosa propone, invece, di vedere nel termine Dugenta/Ducenta il possibile significato di duecento, con richiamo alla centuriazione romana.

Tra le altre ipotesi, ricordiamo che è possibile riferire ducenta a “ iugera”, antica misurazione agraria, dalla estensione del suo territorio (dugenta iugera). Il nome Ducenta, alquanto antico, appare in un diploma, datato 833, di Sicardo, principe di Benevento, in favore del celebre monastero di S. Vincenzo al Volturno: “ab uno latere via antiqua que venit de Dugenta”. Probabilmente, per via antigua s’intendeva la via latina che da Roma conduceva a Benevento attraverso Alife e Telese. Certo è che non si fa cenno di Dugenta nel catalogo dei feudi appartenenti ai baroni dell’epoca normanna. La prima notizia risulta dalla donazione fatta da Carlo I a Guglielmo di Belmonte, in cui viene definita col termine di “casale” e valutata poco più di once 42.

Nei frammenti rinvenuti dal cedolario degli anni 1268 e 1269, il primo che sia stato fatto dagli Angioini, Dugenta è numerato con sole 23 famiglie, tassate per once 5. Nel successivo cedolario del 9 ottobre 1320 formato sotto Re Umberto, è segnato: “Ducenta, unc. 6 tar 25 gr. 12”, sempre nel giustizierato di Terra di Lavoro. Quando l’unica figlia di Belmonte, conte di Caserta, si rifiutò di lasciare la dimora di Francia e fu necessario provvedere alla contea vacante, Ducenta fu data a Guglielmo di Vaudemont e poi a Addo de Souliac, dominus Casertae et casalis Ducentae, e in seguito a Pietro Braherio nel 1291. Venne il feudo di Ducenta distinto dall’omonimo castello, il quale ricoprì sempre una notevole importanza strategica.

Per tale ragione la concessione del castello si trova fatta nei primi tempi Angioini a un de Vasis, a Ludovico de Roherer, a Roberto d’Herville, a Filippo di Villeclube, poichè era uso degli Angioini della prima stirpe, affidare i luoghi e i castelli più interessanti del Regno ai capitani francesi. Ai tempi di Bonifacio VIII, il fratello Ranfredo Gaetano ebbe Caserta cum turri castri Ducente. Il paese passò a Siginolfo di Telese, a Lharat, e in seguito agli altri possessori della Contea di Caserta, finché nel 1511 lo comprò Andrea di Capua, duca di Termoli e, nel 1563, Annibale Monsorio. Adriana Monsorio lo portò in dote nel 1567 al marchese di Trevico di casa Loffredo, il quale nel 1589 l’alienò con Orcola e Torello a Paolo Cossa, duca di S. Agata. All’epoca dell’abolizione della feudalità, la famiglia Corsi di Firenze fu investita del titolo di Marchese di Ducenta. E’ comune opinione degli storici che nel castello di Ducenta si sia incontrato il Re Ruggiero col conte Rainulfo. Aspri combattimenti vi furono ai tempi di Tancredi, verso la fine del XII secolo, e poi nel 1439, tra il condottiero Giacomo Caldora, combattente per Renato d’Angiò e Alfonso d’Aragona.

Nel castello di Dugenta fu prigioniero il duca di Guisa, nel 1648, mentre fuggiva dalla impresa non riuscita di Napoli. Altre notizie riguardanti Dugenta emergono dalla Visita Pastorale di Mons. Filippo Albini avvenuta nel 1703, occasione in cui è stato riferito per la prima volta il numero degli abitanti delle singole parrocchie. Nell’aprile del 1734, Carlo III di Borbone, attraversò Dugenta col suo esercito di spagnoli, valloni e francesi. Nei giorni della battaglia del Volturno (1860), il nostro paese fu percorso dagli ottomila uomini del generale Von Mechel che si scontrarono, sui monti Caro e Longano, con l’esercito garibaldino comandato dal generale Bixio. Nel settembre-ottobre 1943, i tedeschi attraversarono il Volturno e si attestarono sulle colline di Squille, mentre gli americani arrivavano dalle colline di Sant’Agata dei Goti, Presta e Torre Gaia. In quel periodo Dugenta subì i tragici effetti di bombardamenti incrociati, fino a quando i tedeschi si ritirarono verso Caiazzo e Piedimonte Matese e gli americani attraversarono il Volturno. Nel 1956 Dugenta, da frazione di Melizzano, divenne Comune autonomo.

 

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